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LUCA GIGLI INTERVISTA LUCA PREVIATI EUROCANDIDATO CON FORZA NUOVA PER STRASBURGO
Un polesano con Forza nuova per Strasburgo
"Un’Europa che metta i freni
allo strapotere delle banche"
Sostenere il turismo, ma anche le estrazioni di gas
Mercoledì 3 Giugno 2009,
Il luogo della destra dove ritrova ancora gli ideali nei quali ha sempre creduto. È per questo che Luca Previati ha scelto Forza nuova da alcuni anni e vorrebbe che il suo partito sedesse nel parlamento di Strasburgo per sostenerli, in una visione di società diversa da quella attuale, schiava dell’economia e soprattutto delle banche.
Avvocato di 46 anni, sposato con due figli, non ha un lungo passato di attivista, anche se nella storia personale ci sono state una serie di candidature quasi estemporanee, proprio perché non legate a un lavoro nei partiti: nel 1990 fu in lista come consigliere comunale a Rovigo per il Pri, poi nel 1995 fu in lista per An alle Provinciali, quindi saggiò la competizione alle suppletive per il Senato del 2005 per il movimento di Alessandra Mussolini che si chiamava Alternativa sociale. "Ho iniziato a fare veramente politica nel 2003, per lo sdegno causato dall’attacco degli Stati uniti all’Iraq, che non condividevo e i fatti mi hanno dato ragione, sdegno che avevo provato ai tempi anche del Kosovo per le falsità dette. Era incredibile quello che si faceva contro chi avevano sostenuto, Usa ed Europa, fino a pochi anni prima. Poi non mi piacque Fini quando parlò del fascismo come male assoluto e per questo passai a Forza nuova: mio padre era stato ufficiale della Rsi e solo pochi anni prima Fini difendeva i ragazzi di Salò".
Uno dei cardini della politica di destra è il nazionalismo. Come si concilia con l’idea europeista?
"Per noi è l’Europa della cristianità e questi devono essere i confini, ossia si può includere la Bielorussia, non la Turchia. Naturalmente non vanno disperse le tradizioni e le culture millenarie degli Stati, così come va difeso il diritto alla vita a partire dal no all’aborto. Sono contrario, poi, alle singole autonomie locali, deve esserci uno stato centrale che guidi il Paese".
Come dovrebbe operare, dunque, un governo europeo?
"Concentrandosi sull’economia. E soprattutto sullo strapotere delle banche che alterano l’andamento naturale dell’economia stessa. Ci sono pratiche bancarie censurate dalle leggi, ma queste perseverano: per esempio la commissione sul massimo scoperto non è lecita, ma viene applicata e le imprese si trovano a pagare oboli innaturali. C’è un altro aspetto, poi. Dal ’700 si vuole la sovranità dei popoli, quando erano i sovrani a battere moneta. Non è elemento superficiale: significa che è il popolo che deve battere moneta, non le banche nazionali che nemmeno appartengono più ai Governi, ma sono in mano alle banche private: sono questi che decidono di batterla, a debito. E così le banche sono proprietarie di tutto, oggi. L’Ue dovrebbe agire proiettando il credito in tempi ragionevoli e mirati ai cicli economici di un’impresa, con prestiti mirati. Perché le banche, ripeto, hanno azzerato la libertà di mercato, facendo i soci occulti delle aziende".
L’Europa ha una moneta unica. Come si concilia il suo pensiero?
"Chiederemo la nascita di monete territoriali. Qualcuno l’ha già sperimentato. Nello stesso bacino si fa circolare una moneta tollerata che agisce come uno sconto: per esempio su cento, si paga 80 in euro e 20 con l’altra moneta. Sarebbe una soluzione per esercitare la sovranità monetaria dei Paesi. L’Italia è andata avanti così per secoli, dove le monete di ogni ducato, papato e via dicendo, erano accettate ovunque, sulla fiducia. Questo aiuterebbe in un momento di crisi e di scarsa liquidità".
Cosa significherebbe portare il Polesine in Europa?
"Questa provincia ha sofferto un isolamento cronico. Più che il nostro Delta, i turisti conoscono quello ferrarese, mentre qui si gioca con gli incarichi e basta. Magari l’Europa lo conosce un po’ di più, come l’Olanda che è interessata ai sistemi di salvaguardia idraulica. Poi sarebbe un modo di promuovere i prodotti locali, l’agricoltura".
Parla di sviluppo legato all’ambiente. C’è anche altro sul quale puntare?
"Si potrebbe puntare a varie cose. Anche sul gas. Con le tecnologie attuali si potrebbe estrarre senza creare bradisismo, immettendo acqua nel sottosuolo. Perché non pensarci, con le dovute garanzie? Poi si potrebbero fare impianti per ricavare corrente a bassa tensione sfruttando la corrente del Po, con sistemi a dinamo. È che purtroppo ci sono interessi superiori a tenere il Polesine fuori dallo sviluppo".
Questa provincia ha goduto di finanziamenti europei per lungo tempo. Ne ha ancora bisogno?
"Oggi le imprese devono essere tali non perché hanno i fondi Ue, che prima certamente sono serviti. Chi fa impresa deve considerare che l’Ue allargata ha cambiato le cose e poi è ora di smetterla con i contributi all’edilizia: la legge va modificata perché i soldi pubblici non portano case pubbliche, ma speculazioni private. L’Ue dev’essere propulsore, ma non dando soldi a fondo perduto, piuttosto eliminando limiti burocratici e illogici".
Luca Gigli (DA IL GAZZETTINO EDIZIONE ROVIGO DEL 3 GIUGNO 2009)
ELEZIONI EUROPEE : PREVIATI ( FORZA NUOVA VENETO ) LE BANCHE RESTITUISCANO LE COMMISSIONI MASSIMO SCOPERTO E I DANNI
02.06.09 01:01:21
arte dei polesinanti, SFOGHIAMOCI CON POLESINET, NOTIZIE, COMMENTI, CRONACHE E .......CURIOSITA'
ELEZIONI 2009 VENETO: LUCA PREVIATI ( FORZA NUOVA EUROCANDINDATO) CHIEDE NUOVA MONETA, IL TERMON
Vicenza, dal nostro inviato- l'eurocandidato Luca Previati (Forza Nuova) ha illustrato il progetto di moneta territoriale. Si utilizzrerebbe affiancata all'euro in forma di sconto del 20 per cento. Cioè, per cento euro di spesa, venti sarebbero in 'monterra' e la 'monterra' dovrebbe essere accettata non solo dai commercianti in forma di sconto ma anche dai comuni e dalle aziende gas-acqua-luce (le utilities) per riscuotere le bollette familiari.
Previati, ironico, chiamava 'termon' la moneta territoriale, pensando all'uso per le bollette del gas.
La circolazione e la diffusione della 'monterra' o 'termon' verrebbe da sè e sarebbe di impulso alla ripresa delle economie locali.